Antonio Franceschetti - Colore nel paesaggio
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Pittore fiorentino, figurativo, paesaggista

Ha iniziato a dipingere molto giovane sotto la guida di un'artista estrosa e sensibile, Grazia Gargani, dotata di grande tecnica e apprezzata anche come scultrice in Italia e all'estero. Da lei ha potuto apprendere le fini arti del mestiere, unite alla grande sensibilità che ella è riuscita a trasfondere nel giovane discepolo.


Da molti anni a Firenze, dove vive e lavora, ha ereditato dai pittori labronici lo spiccato gusto per i colori vivi e i loro contrasti con perfette dosature e alternanze di toni freddi e caldi, di chiari, di scuri e velature che danno ai suoi quadri calore e plasticità nel rispetto della sensibilità propria dell'artista e della sua capacità di elaborarne gli stimoli.

Alcuni dipinti di  Franceschetti  sono visibili anche nel
 catalogo "on line" :      
Drouot Cotation des Artistes Modernes et Contemporains - Paris -    e sul catalogo internazionale artisti di Larousse  Parigi.

Prefazione a cura del Prof. Giovanni FACCENDA, critico e storico dell'arte.


INCANTI DI NATURA

Nella pittura intimista di Antonio Franceschetti l'aria, la luce e il silenzio sono ingredienti basilari. Tanto gli scorci quanto i panorami più ampi sono infatti permeati da  un ricercato equilibrio di questi fattori che interagiscono tra loro con limpido idillio. La natura riecheggia una moltitudine di fremiti: sono quelli che innervano la memoria e l'immaginazione del pittore dinanzi a scenari ogni volta risorti nell'angolo più sensibile dell'anima.

Franceschetti dipinge sul filo delle emozioni, scegliendo i luoghi dove esprimersi en plein air. Il taglio ottocentesco delle sue vedute manifesta chiare predilezioni: Courbet, gli Impressionisti, i nostri Macchiaioli. Soprattutto l'idea che il paesaggio possa diventare un nobile pretesto espressivo ove condensare ogni nascosta  palpitazione -  la curva di un fiume in lontananza,  un casolare nel bosco,  una fila di cipressi in campagna -  avvicina questo abile pittore alle intenzioni più alte di certo realismo romantico.

E' -  comunque lo si intenda  -,  il  suo,  un impegno abitato da mutevoli urgenze e costantemente suscitato dalla bellezza di angoli incontaminati, dove la vita torna ad essere autentica, libera,  finalmente,  da ogni scoria  che appesantisce ed aggrava il suo corso quotidiano.

Anche per questo,  altri  sono i suoni che evocano gli spazi  agresti dipinti da Franceschetti  -  melodie di uccelli intervallati dal respiro del vento fra le foglie degli alberi  -;  così come altri,  ancora,  sono gli aromi che par di sentire acuti nelle narici: fragranze di muschio e di lavanda, l'odore intenso della terra mossa dai trattori a ridosso dei campi.

Le stagioni si susseguono con disciplina antica:  la neve che imbianca l'ombrosa collina di Monte Senario è già un evanescente ricordo tra i grilli e i papaveri di una Valdelsa primaverile;  L'Arno che attraversa mansueto i ponti di Firenze, d'estate, riflette curiose sfumature di verdi........

Il viaggio nella Toscana che molti non sanno più vedere e Franceschetti, al contrario, celebra con lirica intensità di pittura, raggiunge vetusti borghi senesi e prosegue nel cuore della provincia aretina. L'incanto ha i colori del sole a mezzogiorno e l'ombra del crepuscolo nell'annuncio della sera:  ovunque resiste una pace, una tale beatitudine da rendere queste suggestive immagini persino  terapeutiche  -  diresti  -  per il nostro disastrato mondo interiore.

Gli occhi illanguidiscono ebbri di tanta magnificenza, che insiste sulle strade bianche del Casentino e tra i canneti di Massaciuccoli, nel gorgoglio appena sostenuto di acque  che accendono la fantasia degli uomini.

Già, gli uomini...... Sono quasi del tutto assenti nell'opera di Franceschetti e, nelle rare eccezioni, comunque ridotti a minuscole figurine,......,  come se il pittore preferisse evocarli attraverso gli oggetti radunati nelle sue Nature morte  o, piuttosto,  nel silente ormeggio delle barche in darsena a Viareggio come  presso la Fortezza Medicea di Livorno:  tutti relitti di un'esistenza stagnante in una enigmatica deriva.

Scopri, così, che qualcosa  di più remoto alberga in queste oasi naturali rivisitate con occhi di fanciullo e fors'anche com'erano una volta, nel tepore di una pittura - quella di Antonio Franceschetti  -   che scalda il cuore a chiunque sia capace di provare, sino in fondo,  identiche emozioni. "

Fiesole,  Aprile 2010


 

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